Mancato pagamento di una cambiale o di un assegno.

201608.15
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Cambiale e assegno rappresentano due tra i più conosciuti e utilizzati titoli di credito. Con tale espressione si intende un documento contenente un ordine o una promessa unilaterale di adempiere una data prestazione (normalmente la dazione di una somma di denaro) in favore di colui che presenterà il documento al debitore.

Chi possiede il documento, in sostanza, è titolare del diritto in esso incorporato con conseguente legittimazione a richiedere al debitore la prestazione nello stesso indicata.

La cambiale, in particolare, costituisce un titolo di credito all’ordine: ciò significa che essa è intestata ad una determinata persona e viene trasferita mediante consegna del titolo accompagnata da girata.

La sua disciplina si rinviene nella Legge cambiaria (r.d. n. 1669 del 1993) che distingue la cambiale tratta e il vaglia cambiario: il primo contiene un ordine rivolto ad un determinato soggetto di pagare a un terzo una precisa somma ad una certa scadenza; il secondo contiene invece una promessa di pagamento.

Anche l’assegno bancario costituisce un titolo di credito con struttura molto simile alla cambiale tratta: esso contiene infatti un ordine incondizionato rivolto dal traente alla banca di pagare una certa somma di denaro a favore di colui che sia indicato sul titolo stesso.

Diversamente, l’assegno circolare ha una struttura analoga a quella del vaglia cambiario dal momento che la banca si impegna a pagarlo al legittimo possessore che lo presenti all’incasso entro 30 giorni dalla sua emissione.

Fin qui tutto molto semplice, ma che cosa accade se alla scadenza dei suddetti titoli di credito l’obbligato non paga?

Nel meccanismo cambiario si distinguono due categorie di obbligati: gli obbligati in via principale e gli obbligati in via di regresso. Se, alla scadenza, l’obbligato principale rifiuta di pagare, il portatore legittimo del titolo potrà rivolgersi ad uno degli obbligati di regresso ossia ai vari giranti nel vaglia cambiario e al traente e ai giranti nella cambiale tratta. L’obbligato di regresso, a sua volta, si potrà surrogare nei diritti del portatore e, attraverso il cosiddetto “pagamento recuperatorio”, potrà chiedere ai giranti che lo hanno preceduto e al traente il rimborso di ciò che ha pagato.

Per agire in regresso il portatore del titolo ha tuttavia l’onere di far constatare da un pubblico ufficiale, entro il termine previsto dalla legge cambiaria a pena di decadenza (due giorni da quando il credito diviene esigibile), il mancato pagamento o la mancata accettazione del titolo stesso. Ciò avviene attraverso la cosiddetta “levata del protesto”, atto solenne sottoposto ad una peculiare pubblicità attraverso l’iscrizione nel registro informatico dei protesti presso la camera di commercio.

Il creditore potrà altresì decidere di agire in via diretta contro gli obbligati principali ma dovrà farlo necessariamente alla scadenza della cambiale ed entro il termine di tre anni dalla scadenza della stessa.

Diversamente, l’azione di regresso può essere esercitata anche prima della scadenza della cambiale, in caso di mancata accettazione del trattario, in caso di suo fallimento o di fallimento del traente per la cambiale non accettabile.

Nell’esercitare l’azione cambiaria (che sia diretta o di regresso), il portatore potrà dunque servirsi della cambiale come titolo esecutivo iniziando l’esecuzione forzata sul patrimonio del debitore; in alternativa potrà decidere di promuovere un ordinario giudizio di cognizione o avvalersi di un procedimento ingiuntivo.

Anche l’assegno bancario, al pari della cambiale, deve essere protestato qualora il beneficiario del titolo, cercando di incassare alla data prestabilita la somma iscritta presso la banca creditrice, non venga pagato a causa di una mancanza fondi sul conto corrente o per mancata autorizzazione del titolare ad emettere assegni.

Il debitore che ha emesso l’assegno riceverà dapprima il cosiddetto “avviso di levata” mediante telegramma o lettera raccomandata, atto che innesca la procedura di protesto, assieme al preavviso di revoca a 60 giorni per il pagamento.

Se nei successivi 60 giorni, infatti, il debitore copre l’assegno, gli verranno iscritti gli interessi legali, le spese di protesto e una penale di circa il 10% dell’importo dell’assegno.

Se, invece, il debitore non provvede a coprire l’assegno, verrà iscritto presso la CAI (Centrale d’allarme interbancaria istituita presso la Banca d’Italia) il che gli renderà praticamente impossibile l’accesso al credito per i successivi 5 anni.

In ogni caso, il protesto rende il titolo esecutivo, al pari di un decreto ingiuntivo, e ad esso potranno seguire il precetto al debitore e, successivamente, il pignoramento dei suoi beni.

E’ altresì opportuno far presente che l’emissione di assegni senza autorizzazione o risultati privi di copertura costituisce, ad oggi, un illecito amministrativo.

Discorso a parte deve essere fatto per l’assegno circolare che, per definizione, può essere emesso solo da istituti a ciò autorizzati dalla Banca d’Italia e per somme che siano disponibili al momento dell’emissione.

Proprio per questo motivo la banca si obbliga a pagarlo a vista al legittimo possessore che lo presenti per l’incasso entro 30 giorni dalla sua emissione, pena la decadenza dall’azione di regresso. Inoltre, a differenza di quanto accade per l’assegno bancario, nell’assegno circolare la banca assume la veste di obbligato cartolare ed è pertanto prevista un’azione diretta nei suoi confronti che si prescrive in 3 anni.

Cristiana Piccinotti

Studio Legale CNTTV