L’assegno e i termini da rispettare per il suo pagamento

201606.30
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In forza di quanto disposto dalla legge che disciplina i titoli di credito, l’assegno deve essere presentato per l’incasso entro 8 giorni (per i cd “assegni su piazza” ovvero messi all’incasso presso una Banca nello stesso Comune rispetto a quello in cui l’assegno é stato emesso) ovvero entro 15 giorni se pagabile in altro Comune rispetto a quello di emissione (“assegno fuori piazza”).

Ovviamente, anche in caso l’assegno venga messo all’incasso successivamente a detti termini, il beneficiario dell’assegno conserva sempre il diritto di credito. Può sempre presentarsi in banca per farsi pagare l’assegno, ma, se il termine è scaduto, chi ha emesso l’assegno può ordinare alla banca di non pagarlo più. Il motivo di questo é che con l’assegno si dà mandato alla Banca di pagare entro una certa data “confidando” che fino a quella data il conto corrente sia capiente; diversamente, potrebbe esservi il rischio di venire protestati e segnalati per mancata disponibilità di denaro a copertura del l’assegno emesso. É evidente che una tale tutela nei confronti dell’emittente debba essere garantita.

Da quanto sopra deriva altresì il fatto che, trascorsi tali termini (8 o 15 giorni a seconda che sia “su piazza” o “fuori piazza”)., chi emette l’assegno può revocarne il pagamento.
In particolare, trascorsi gli 8 o i 15 giorni l’emittente può ordinare alla banca di non effettuare più il pagamento con la conseguente impossibilità di attivare una serie di misure a protezione del beneficiario previste dalla legge in caso di mancato pagamento dell’assegno ( ad esempio, il “protesto“ del titolo).

Ricordiamo, altresì, che normalmente colui che emette l’assegno non può mai chiedere all’istituto di credito di non pagare più l’assegno (revocare l’assegno). L’unico caso é quello in cui chi ha emesso l’assegno faccia una denuncia di smarrimento, producendone una copia presso la filiale di banca. Ovviamente se la denuncia é falsa ( ovvero denunce strumentali solo per frodare i creditori e bloccare assegni già emessi) rischia una querela per calunnia in quanto ha esposto, consapevolmente, una persona innocente ad un procedimento penale.

Come detto, il possessore dell’assegno mantiene sempre la possibilità e il diritto di recuperare il proprio credito anche se sono trascorsi i termini sopra indicati. Infatti l’assegno vale come prova del proprio diritto a ottenere la somma di denaro per far emettere dal Tribunale o dal Giudice di Pace un decreto ingiuntivo e procedere, in caso di ulteriore mancato pagamento, con il pignoramento.

Studio Legale CNTTV