Il trattamento fiscale dell’assegno di mantenimento ex art. 156 c.c. – 708 c.p.c

201702.14
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In tema di imposizione fiscale sull’assegno di mantenimento la normativa vigente è molto chiara, prevedendo due trattamenti diversi a seconda che si tratti del coniuge tenuto a corrispondere l’assegno di mantenimento o il coniuge beneficiario del mantenimento.

L’art. 10, comma 1, lett. c) del T.U.I.R. (L. 22/12/1986 n. 917), infatti, dispone in ordine al coniuge tenuto a corrispondere l’assegno che:

«Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo, i seguenti oneri sostenuti dal contribuente: (….)

c) gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria».

Pertanto il coniuge che corrisponde periodicamente l’assegno di mantenimento deduce dal reddito le somme corrisposte al coniuge a seguito di separazione legale ed effettiva, o di scioglimento o di annullamento del matrimonio, o cessazione degli effetti civili del matrimonio, stabiliti da un provvedimento dell’Autorità giudiziaria. Mentre eventuali altri contributi concessi al coniuge separato, diversi dall’assegno periodico, non sono deducibili dal reddito.

Per quanto riguarda invece il coniuge beneficiario del mantenimento, in capo a questi si genera un reddito imponibile assimilato a quello di lavoro dipendente. Pertanto, le somme percepite a titolo di mantenimento sono assoggettarle ad Irpef.

L’equiparazione del mantenimento al reddito da lavoro dipendente permette anche che il coniuge destinatario dell’assegno periodico di mantenimento possa avvalersi di una detrazione fiscale d’imposta. La legge Finanziaria del 2008 ha elevato l’importo delle detrazioni previste dall’art. 13 comma 5-bis del Testo Unico delle imposte sui redditi per le ipotesi in cui alla formazione del reddito complessivo concorrono gli assegni periodici erogati dal coniuge per effetto di separazione o divorzio e per effetto di una sentenza dell’autorità giudiziaria. La legge prevede che tale detrazione compete in misura pari a quella prevista dal comma 3 dell’art. 13 del TUIR a favore dei pensionati che hanno meno di 75 anni, la detrazione fiscale per i redditi da pensione. Tale detrazione non è cumulabile con quella prevista per il lavoro dipendente. La detrazione a favore dei percettori degli assegni periodici di mantenimento non è cumulabile con le altre detrazioni previste dall’art. 13 del TUIR.

E’ bene precisare che la detrazione prevista dal comma 5-bis dell’art. 13 del TUIR a favore dei coniugi percettori di assegni periodici di mantenimento spetta sempre in misura piena, ossia non è da rapportare al periodo di percezione dell’assegno nell’anno, quindi il calcolo della detrazione fiscale per i percettori di assegni si differenzia per questo dal calcolo per i pensionati con meno di 75 anni.

Per quanto concerne il coniuge tenuto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento, vi sono alcune eccezioni alla deducibilità fiscale del mantenimento fra cui il c.d. pagamento indiretto di esso (come, ad esempio, il pagamento delle utenze della casa coniugale assegnata all’altro coniuge, dei mutui, etc.), caso in cui la giurisprudenza tende ad escludere la deducibilità di queste somme dalla base imponibile. Motivo questo per ritenere che tali somme versate indirettamente al coniuge non siano assimilate, a differenza del mantenimento diretto, al reddito da lavoro dipendente. Pertanto è ragionevole che il coniuge percettore del mantenimento non debba pagare alcuna imposta su tale cifra.

Chiara Vannucci

Studio Legale CNTTV