Diritto di Famiglia – Bambino nato da due madri in Spagna: il sì della cassazione al riconoscimento in Italia 

201610.04
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La sentenza di Cassazione n 19599/2016 del 30 settembre conferma definitivamente il via libera della Corte d’Appello di Torino  alla trascrizione dell’atto di nascita di un bambino nato da due donne sposate in Spagna che avevano ricorso alla procreazione assistita: la prima, spagnola, aveva partorito, la seconda, italiana, aveva donato gli ovuli. Al bimbo, cittadino spagnolo , era stata inibita la trascrizione dell’atto di nascita in Italia dall’Ufficiale di Stato Civile di Torino per ragioni di ordine pubblico, confermate dal Tribunale ma superate dalla Corte d’Appello secondo cui in tal modo si “comprimerebbe il diritto alla identità personale del bambino”. Nel confermare la decisione la Cassazione afferma con un principio di diritto che ” la regola secondo cui è madre colei che ha partorito, a norma del terzo comma dell’art 269 c.c, non costituisce un principio fondamentale a rango costituzionale, sicché è riconoscibile in Italia l’atto di nascita di straniero dal quale risulti che un bambino, nato da un progetto genitoriale di coppia, è figlio di due madri, non essendo opponibile un principio di ordine pubblico desunto dalla suddetta regola”.

Più nel dettaglio,  la Corte ha compiuto una  rigoroso esame  del concetto di ordine pubblico, giungendo alla conclusione che il contrasto con esso “non è ravvisabile per il solo fatto che la norma straniera sia difforme contenutisticamente da una o più disposizioni del diritto nazionale”. Il parametro di riferimento è, infatti, rappresentato esclusivamente dai principi fondamentali che vincolano il legislatore ordinario, non dalle norme con le quali questi abbia esercitato la sua discrezionalità in una determinata materia. 

Di conseguenza, il giudice italiano, chiamato a valutare la compatibilità con l’ordine pubblico di un atto di stato civile straniero (come l’atto di nascita) i cui effetti si chiede di riconoscere in Italia, non deve verificare se tale atto applichi una disciplina conforme o difforme rispetto alle norme interne, anche imperative o inderogabili; la sua indagine deve concentrarsi sul se tale atto contrasti con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo desumibili  dalla Costituzione, dai Trattati fondativi, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dalla Cedu.

Nel caso di specie è opportuno, quindi, fare esclusivo riferimento alla tutela dell’interesse superiore del minore e al diritto delle persone di autodeterminarsi e di formare una famiglia.

In conclusione, la Cassazione afferma che  “non si può ricorrere alla nozione di ordine pubblico per giustificare discriminazioni nei confronti dei minori“. Il bambino ha un diritto fondamentale alla conservazione dello status legittimamente acquisito all’estero e il negarlo comporterebbe una violazione del principio di uguaglianza. 

Giulia Noferi

(Studio Legale CNTTV)