201802.20
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Diritto Bancario – Smarrimento assegno – Risarcimento del danno – onere della prova a carico del prenditore – Diligenza del comportamento della Banca (Tribunale Ordinario di Roma, Sentenza n. 3693/2018 pubbl. il 20/02/2018)

La questione tratta del versamento di un assegno presso un Istituto Bancario X per l’importo di euro 4.700,00, tratto su altra Banca Y.

L’importo dell’assegno, dapprima accreditato, veniva poi stornato da c/c del prenditore in quanto risultava non pagato. 
L’assegno risultava smarrito e l’attore chiedeva di ordinare a X la restituzione della somma equivalente all’importo indicato nell’assegno di euro 4.700,00.

Il Tribunale in grado d’appello conferma la sentenza di primo grado stabilendo alcuni principi di diritto e in particolare:

1. la circostanza dello smarrimento non costituisce di per sé una ragione per ottenere dalla banca il pagamento dell’importo dell’assegno medesimo, poiché lo smarrimento non fa venire meno il diritto di credito nei confronti di colui che ha emesso il titolo. 
2. ai fini del risarcimento, occorre che il prenditore del titolo dimostri di avere subito un danno a causa dello smarrimento, e che ne dimostri altresì l’entità. 
3. occorre che il danno sia imputabile all’istituto di credito e che l’interessato non abbia contribuito con la sua condotta negligente alla produzione del danno. 

Nel merito, sempre a detta del Giudicante, è risultato quanto segue:

L’assegno era un assegno non trasferibile (per il quale dunque non è prevista la procedura di ammortamento).

Ai sensi dell’art. 73 L.A. il prenditore ha diritto ad ottenere un duplicato denunciando lo smarrimento. In questo caso fu la stessa banca Y a smarrire l’assegno durante la negoziazione. E tuttavia la banca Y aveva comunicato al cliente che l’assegno era impagato, anche se il protesto non fu elevato. Il prenditore si sarebbe dunque dovuto immediatamente attivare per ottenere l’originale o il duplicato del titolo

La Banca Y che mise all’incasso l’assegno non è stata citata in giudizio mentre è pacifico che questa era l’unica che poteva elevare il protesto.
Inoltre, solo un anno dopo, l’attore/prenditore  inviò alla Banca X una lettera di diffida al fine di vedersi restituito l’originale del titolo.
Ed inoltre non risulta che il prenditore abbia intrapreso alcuna azione per ottenere il recupero del credito da parte del proprio debitore di cui all’assegno insoluto.
Mentre, sempre a dire del Giudicante, il comportamento della Banca X è stato assolutamente diligente e, infatti, la Banca X, a seguito della richiesta del cliente, inviò una lettera alla Banca Y richiedendo alla stessa spiegazioni per la mancata levata del protesto, lettera rimasta priva di riscontro.
Da tutto quanto sopra è risultato quindi che:


1. nessun rimprovero di negligenza può farsi alla Banca X poiché il titolo fu presentato nei termini, e andò smarrito nella fase di negoziazione, dovendo semmai attribuirsi una responsabilità alla Banca Y per la mancata elevazione del protesto ovvero per non avere tempestivamente segnalato lo smarrimento del titolo. 

2. l’attore non assunse alcuna iniziativa né nei confronti della banca per ottenere un duplicato dell’assegno, né nei confronti del proprio debitore per ottenere il pagamento di quanto dovuto. Dunque, conclude il Tribunale, anche ove si riscontrasse una negligenza nel comportamento della Bancsa X, si versa comunque nell’ipotesi prevista dall’art. 1227 cpv. c.c., secondo cui il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.
Con la sentenza l’attore è stato condannato alla rifusione delle spese di lite.

Credo sia un precedente importante in quanto stabilisce:

A) lo  smarrimento non costituisce di per sé una ragione per ottenere dalla banca il pagamento dell’importo dell’assegno medesimo,
B) in situazioni del genere, e ai fini del risarcimento, occorre comunque che il prenditore del titolo dimostri di avere subito un danno a causa dello smarrimento, e che ne dimostri altresì l’entità.
C) occorre che il danno sia imputabile all’istituto di credito e che l’interessato non abbia contribuito con la sua condotta negligente alla produzione del danno.
Avv. Alessandro Tarducci