Diritto Bancario – Assegno falsificato – Responsabilità della Banca si può individuare solo nei casi in cui una tale alterazione sia rilevabile ictu oculi, sulla base di conoscenze dei bancario medio – Corte d’Appello di Firenze sent. 135/2018 del 17.1.2018

201801.31
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La Corte d’Appello di Firenze (con la recente sentenza n.135/2018 del 17.1.2018) conferma la decisione emessa dal Giudice di prime cure relativamente alla mancata responsabilità in capo all’Istituto bancario per il «pagamento di un assegno falsificato» in quanto una responsabilità della Banca si può individuare “solo nei casi in cui una tale alterazione sia rilevabile ictu oculi, sulla base di conoscenze dei bancario medio, il quale non è tenuto a disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafòlogo, come afferma Cass. n. 20292/2011“,

Di conseguenza il correntista non ha diritto alla restituzione dell’addebito sul proprio c/c dell’importo portato da il assegno falsificato.

La Corte d’Appello si sofferma sul tipo di diligenza che deve adottare il banchiere (“il pagamento dell’assegno bancario da parte della banca trattarla si configura come esecuzione di una disposizione impartita dal traente, id est come esecuzione di un incarico assunto con la stipula della convenzione di assegno, che, in quanto tale, è soggetta, in base al disposto dell’art. 1856 cc. all’applicazione delle regole del mandato (artt. 1710 e ss. cc), e, dunque, in primo luogo, all’obbligo del mandatario di agire con diligenza”) e conferma che “la diligenza che la banca è tenuta ad osservare nel controllo della genuinità dell’assegno deve essere valutata con riferimento alla natura dell’attività esercita la (art. 1176, comma 2, e.e.). ed è quindi da commisurare a quella, particolarmente di un professionista dedito a quel particolare ramo di affari e dotato, in quel settore, di una specifica esperienza e competenza (v. Cass., 12^6-2007 n. 13777; Id., 7-3-2003 n. 3389)”.

Nel caso concreto, tuttavia, nessuna responsabilità può essere imputata alla Banca “essendo stato presentato all’incasso un modulo creato e stampato ad arte da falsari, avente le medesime caratteristiche di quello del carnet originale e regolarmente compilato nell’importo, sia nella parte numerica, che in quella letterale” (mentre) “la firma dì traenza appare corrispondente a quella dello specimen e del resto non è contestata alcuna discrasia al riguardo

Sull’onere della prova, la Corte d’Appello rileva che “la convenuta/odierna appellata – attraverso la produzione dell’assegno clonato, dello specimen con la firma autentica del traente e dell’assegno tratto a favore della …… – ha dimostrato l’impossibilità di riscontrare, nell’esame della genuinità e fedeltà dell’assegno presentato per il pagamento, la falsificazione del titolo secondo i parametri della diligenza di un accorto e prudente osservatore su di essa gravante”.

Quindi, il principio in punto di diritto:

Ne consegue che, potendo l’istituto di credito essere considerato «responsabile del pagamento di un assegno falsificato […] solo nei casi in cui una tale alterazione sia rilevabile ictu oculi, sulla base di conoscenze dei bancario medio, il quale non è tenuto a disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo, come afferma Cass. n. 20292/2011”, esattamente il Tribunale ha concluso nel senso che «in difetto di colpa della BANCA CR FI nel pagamento dell’assegno clonato in argomento e del conseguente addebito del relativo importo sul c/c dell’attore, questi non ha diritto alla restituzione dell’addebito sul proprio c/c dell’importo portato da il assegno falsificato”.